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Ritrovano spazio i miei pensieri in un caos esemplare ma a volte vitale per me.
Ritrova spazio piú che la voglia di raccontare, la voglia di appuntare quello che a volte non si vorrebbe dimenticare.
Ho incontrato ancora una volta Viola e Livia, non so se ne avete mai sentito parlare.
Viola e Livia vivono in una dimensione pazzesca, confusa tra la vita reale e la fantasia.
Viola é diventata piú grande dall’ultima volta che l’ho vista. Parla poco ma il con il suo agire mi ha lasciato intendere che ha imparato a vivere e non piú a tentare di sopravvivere.
L’ho trovata con al collo una macchina fotografica, gli occhiali da sole incollati agli occhi come sempre e il fisico piú asciutto.
Lo sguardo rivolto a sud come chi nel mare cerca di scorgere qualcosa che ha smarrito.
Ma queste sono sensazioni, probabilmente un’altra storia.

É lí Viola che mi guarda senza mai togliersi gli occhiali, la sua vicinanza mi trasmette cosi tante cose che quasi non mi importa di guardarla negli occhi perché è come se giá lo stessi facendo.
Le chiedo come sta e mi fa cenno di seguirla.
Ci sediamo su una scogliera, il mare sotto si infrange senza troppo scalpitare contro le rocce, il verde di quell’acqua mi rapisce per qualche istante e quando mi desto dall’incanto, guardo Viola e la trovo intenta a rubare ancora uno scatto a quelle meraviglie.
Mi dice di stare bene, mi racconta di quest’ultimo anno e di tutte le cose che ha vissuto e le sono successe. Mentre parla ha lo sguardo fisso nell’orizzonte e tra un racconto e una pausa di silenzio, continua a scattare.

É sempre stata cosí Viola, sguardo malinconico e perennemente riflessivo, ma la sua voce é distesa e percepisco la sua serenitá.
Le chiedo se ha mai completato quella frase e a quel punto si gira, si abbassa gli occhiali e con lo sguardo mi penetra l’anima, non me lo aspettavo.
Mi destabilizza…
Sorride, e mi indica una striscia nel mare, probabilmente lasciata da un’imbarcazione. Mi chiede cosa vedo e allora provo ad interpretare piú me stessa che il suo pensiero.
A quel punto prima di risponderle le chiedo ancora qualcosa, le chiedo se ha mai più rivisto Livia.
Gli occhiali da sole riprendono il loro posto…”No, non l’ho più rivista.”

No, non l’ha più rivista, probabilmente Livia ce l’ha fatta a restare in equilibrio su quella corda tesa che é la sua vita. Deve essere così,  cosí é e sará finché niente e nessuno spezzerá quel filo.
Ritorniamo a guardare quella striscia bianca nel mare e Viola mi chiede: “Sai perché non ho mai completato quella frase?”
– No Viola, non lo so e non lo capisco…

“Io non sono una Funambola, non ho mai rischiato di cadere, perché su quella corda tesa che é la mia vita Io non ci sono mai salita”.

Chiudo gli occhi e mi lascio accarezzare da quella dolce brezza marina.. e così che ci siamo salutate.

Jojó 💛

Chiedo perdono alla pastorizia perché con la mia condotta ho umiliato la reputazione della pecora nera.

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