Esercizio post-adolescenza

Pubblicato: 26 ottobre 2014 in Senza categoria
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non era passato che un giorno da quella bevuta esagerata, la testa le pesava, e sentiva lo stomaco sottosopra. Quell’ aspirina mista al sapore di caffè le lasciava un sapore acidulo in bocca. Pensò che tutto sommato il sapore della tequila era meglio. In preda ad automatismi da dopo sbornia estrasse dalla sua borsa un piccolo taccuino giallo, lo usava per appuntare tutto ciò che l’impulso, in ogni istante e luogo, le dettava.

Ogni pagina da completare aveva già un titolo, sempre lo stesso.
Per non dimenticare.

Anche quel giorno aprì su quella pagina bianca con in cima solo il titolo:

PER NON DIMENTICARE

Il giullare continua nella sua danza, movimenti scoordinati lo conducono là dove il fallimento lo condurrà alla morte… applaudite signori! urla il suo inconscio.

Non siate voi cannoni con palle infuocate, tanto esploderanno e imploreranno lo stesso, prenderanno vita, porteranno alla morte e il cerchio sarà chiuso ancora prima che l’inconscio vi doneràrà consapevolezza e magari vi indicherà la strada della realtà.
Il giullare continua nella sua danza.
Movimenti scoordinati lo condurranno alla vita se solo l’arte non avrà canoni e schemi da implorare ed imitare!
Il giullare continua nella sua danza.

Il suono di una musica antica risuona nelle mie orecchie, vedo drappi d’erba che scendono da mura antiche e il mio viaggio si riveste di un fascino inquietante.

Arranco… mi fermo… cammino.. corro…

C’ ho  provato, ma il mondo ai miei occhi è sempre più sconosciuto. Vi prego, datemi l’udito e non la vista, sono prigioniera di un esistenza che non merita occhi per essere guardata…

se solo udissi di più quella musica…

Se solo quella musica esistesse…

E’ un’incubo infinito che non trova la via del risveglio e allora datemi un sogno e ve lo ridurrò in poltiglia.
Datemi vita e vi porterò alla morte.
Datemi la pace e vi condurrò alla guerra, perché non siate voi artefici del vostro destino, sarete vittime così che la vostra anima possa implorare la risurrezione, così che il vostro carnefice sia io e non voi stessi.

Così che voi siate vittime e io il mostro!

L’impulso e l’ira di quel momento non l’abbandonarono, con lo stesso impeto con cui descrisse quel mistico mondo di paura,  strappo quel pezzo di carta riducendolo, sempre di più, in pezzi ancora più piccoli, e ancora più piccoli.

Si alzò e pensò che una doccia sarebbe stata la migliore strada per ritornare alla realtà.

Jojò

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